UNIVERSAL presenta THE WHO - AMAZING JOURNEYLa storia incredibile della leggendaria rock band inglese raccontata per la prima volta con le loro paroleEdizione DVD a 2 dischi in vendita dal 12 Dicembre Universal Pictures Italia distribuisce in DVD – da dicembre 2007 - un esclusivo documentario su uno dei più grandi gruppi musicali che hanno fatto la storia del rock: The Who, la band che stupì tutto il mondo per l’incredibile intensità delle performance live.Dopo 40 anni di successo, ed in occasione del World Tour 2006/2007, i leggendari “The Who” ci riportano nel passato con i loro hit più famosi in questa fantastica edizione da collezione a 2 dischi per farvi rivivere i grandi momenti della rock band inglese. Il primo DVD contiene il documentario autorizzato del leggendario gruppo rock, raccontato dagli stessi protagonisti, che ripercorre le quattro decadi di carriera della rock band inglese, dagli esordi nel 1960, nel tempo in cui suonavano covers nei locali, percorrendo la loro affascinante storia tra alti e bassi, fama e fallimenti, fino ai loro più grandi successi e al momento della consacrazione come leggende del rock. Il secondo DVD è ricco di contenuti speciali e materiale inedito tra cui due interviste ai membri storici del gruppo, Roger Daltrey e Pete Townshend, e numerose testimonianze di icone della musica come Sting, The Edge degli U2, Eddie Vedder dei Pearl Jam, Oasis, Metallica, che evidenziano quanto profonda sia stata l’influenza della band su tutto il rock successivo. Un doppio DVD indispensabile per tutti gli amanti della musica. Specifiche Tecniche:DISCO 1: AMAZING JOURNEY – THE STORY OF THE WHO: Il film documentario sulla storia dei The Who DISCO 2: CONTENUTI SPECIALI: • Un film diviso in 6 parti, che approfondisce le qualità uniche dei The Who ed alcuni aspetti della loro storia. Sono presenti rari ed inediti contenuti speciali, interviste alla band e ad importanti testimonial musicali. Inoltre, uno sguardo al genio musicale di ogni membro della band; al loro rapporto con la Pop Art ed un esclusivo filmato dietro le quinte, realizzato durante le prove dei The Who nello studio di registrazione nel 2003. • La storica performance del 1964 Railway Hotel, le primissime esibizioni della band, e un album foto di Amazing Journey: The Story of The Who per i fan più appassionati. DURATA: Disco 1: 120 min. circa - Disco 2: 90 min. circa - AUDIO: Inglese Surround 5.1 - SOTTOTITOLI: Italiano, Francese, Spagnolo, Danese, Olandese, Finlandese, Islandese, Norvegese, Portoghese, Svedese, Tedesco, Arabo, Bulgaro, Croato, Ceco, Greco, Ebraico, Ungherese, Polacco, Rumeno, Turco, Russo, Ucraino, Sloveno. Prezzo al pubblico suggerito: 19,90 €. DVD Universal in vendita dal 12 Dicembre 2007. RECENSIONE THE WHO ALLA WEMBLEY ARENA, 27/6/07di Giampaolo Corradini
Almeno non finirà come a Verona: la Wembley Arena è al coperto. Questo era il pensiero fisso di chi scrive, nei giorni precedenti il concerto degli Who a Londra del 27 giugno scorso. Troppo recente (e cocente) la delusione per lo show di Verona per non temere che qualcosa potesse andare storto anche a Londra. E invece… L’atmosfera è tutta un’altra cosa. Non c’è niente da fare, vedere gli Who a Londra - a casa loro - è un’esperienza esaltante sotto ogni punto di vista. Sia che si tratti, come nel 2006, di un festival nel verde di Hyde Park, oppure, come quest’anno, di un evento da posti numerati al chiuso della Wembley Arena. L’uscita dalla metropolitana, ad esempio, con l’imponente stadio di Wembley sullo sfondo, dà già il senso dell’evento. Ed anche la nutrita schiera di venditori di t-shirt e gadget abusivi, che accoglie il pubblico appena varcata la soglia dell’undeground, emana un senso di esaltazione. Di fronte all’ingresso della Wembley Arena c’è già una discreta calca, anche se mancano ancora due ore allo spettacolo ed i posti sono tutti numerati. Nell’aria si diffondono le note degli Who, che escono a volume contenuto dalle casse di fronte alla Main Entrance. Un’ora dopo, di fronte ad un’Arena ancora praticamente deserta, tocca ai bravissimi Charlatans provare a scaldare gli animi. Il poco pubblico presente manda segnali di apprezzamento, ma la band inglese avrebbe meritato di più. Manca poco all’inizio, l’Arena è ancora semideserta: il pubblico è tutto accalcato nei bar della struttura, interessato più a bere birra che ad ascoltare l’opening act. Alle 20,45 precise, mentre ancora una buona parte del pubblico sta cercando il suo posto, The Who salgono sul palco. L’ovazione della gente mette la pelle d’oca, il colpo d’occhio è straordinario. Proprio come l’anno scorso all’Hyde Park Calling Festival, Pete è di umore ciarliero: “Siamo qui per fare il culo a Shirley Bassey” urla prima di attaccare una incandescente versione di I can’t explain. Probabilmente Pete ha voluto “ironizzare” sul fatto che la stampa inglese ha dato molto rilievo al vigore dell’anziana cantante, in cartellone con gli Who al festival di Glastonbury che si era tenuto il weekend precedente. Come a dire, insomma, che The Who hanno ancora energia da vendere. E l’energia degli Who emana tutta dal secondo brano, The Seeker, e soprattutto dal terzo, Anyway, anyhow, anywhere. Un anziano spettatore si alza dal suo posto in platea per mettersi a ballare, mentre tre uscieri in uniforme cercano invano di rimetterlo a sedere. La voce di Roger è estremamente affaticata, niente a che vedere con le ottime prestazioni dello scorso anno, ma lo spettacolo è comunque esaltante: dal punto di vista della presenza scenica, Townshend e Daltrey sono in piena forma e l’acustica dell’Arena, pur alquanto “inscatolata”, è comunque buona. Pete, tra un pezzo e l’altro, parla volentieri con il pubblico: “Sto morendo di caldo sotto questa giacca – spiega ridendo – ma non ho alcuna intenzione di togliermela. È un modello Syd Barrett, pieno di tasche interne per metterci un sacco di cose interessanti”. Con Fragments l’eccitazione della folla si spegne, per riaccendersi immediatamente con la seguente Who are you. Behind blue eyes viene ascoltata in religioso silenzio dal pubblico, anche se la versione non è precisamente top class: la voce di Roger incespica, Towshend pasticcia un po’ l’arpeggio, e l’ingresso del gruppo è zoppicante. Con Real good looking boy viene introdotto un nuovo filmato, con un giovane Elvis a giganteggiare dietro le silhouette dei due Who. “Quando ho ascoltato per la prima volta il rock’n’roll – sghignazza Daltrey – l’ho amato immediatamente, soprattutto perché i miei genitori ed i miei insegnanti lo odiavano. Ero convinto di assomigliare ad Elvis”. “Tu e tutti i tuoi fottuti amici rocker credevate di somigliare ad Elvis!” lo rimbecca Townshend. È poi la volta della mini opera da Wire & Glass, accolta in maniera tiepida da un pubblico distratto, che si aspetta i brani storici. Ed è un peccato, perché l’esecuzione dei sei mini brani è trascinante, anche se la voce di Roger mostra preoccupanti segni di cedimento. L’incombenza dell’urlo finale di Mirror door, ad esempio, viene lasciata al solo Simon Townshend. Con l’intro di Baba O’Riley l’arena esplode di nuovo, Townshend, impegnato a togliersi la giacca modello Syd Barret, arriva in ritardo sull’attacco di chitarra, mentre Roger - forse per distogliere l’attenzione dalla sua voce sempre più debole – si apre la camicia, mettendo in mostra un fisico da far invidia ad un ventenne palestrato. Tocca però al pubblico urlare “They’re all wasted!” sul finale, con Roger che punta volentieri il microfono sulla folla. Il solo Pete intrattiene poi i presenti con Drowned, seguita dallo splendido duetto con Roger su A man in a purple dress che incontra la meritata ovazione dell’arena. “La prossima canzone è tratta da Quadrophenia – ironizza Pete – e parla di un personaggio che continua a ripetere ‘oh, povero me, nessuno mi capisce’. Però, attenzione, perché questo personaggio è incazzato come una bestia”. E la rabbia esplode nell’aria con una impressionante versione di The real me. Il pezzo ha la capacità di ringiovanire momentaneamente i due, tanto che si ha l’impressione di essere entrati in una macchina del tempo puntata sul 1973. E poco importa che Pete rischi di cadere malamente sulla sforbiciata finale. L’esecuzione del brano è talmente potente da oscurare anche la seguente, e ottima, You better you bet. Con le prime note di My generation l’arena esplode e tutto il pubblico si alza in piedi, sconfiggendo la solerzia degli uscieri. Quando l’urlo di Won’t get fooled again scuote le travi della struttura il pubblico sta ancora ballando, in una sorta di trance collettiva. E la band esce di scena. Nemmeno tre minuti ed è già bis: The kids are alright in versione breve, Pinball Wizard con chitarra pulita come a Verona, e Amazing Journey, eseguita in maniera impressionante nonostante la voce di Daltrey sia ormai al lumicino. Ma è la strumentale Sparks a far ingranare nuovamente la quinta al gruppo. Potente, precisa, sentita, carica di una dinamica da far paura: la canzone da Tommy riesce ad ipnotizzare tutti gli spettatori, uno ad uno. Quando Pete allarga le braccia lasciando libero sfogo al feedback, esplode l’ennesimo urlo orgasmico della serata. L’intro di See me feel me riporta tutti tristemente sulla terra. Roger attacca male, la voce trema, sale e scende dalla nota giusta, e poi si spezza. Ma il frontman ha una zampata improvvisa: gonfia il petto, tira fuori fiato, ugola e polmoni, tanto che la seconda parte dell’introduzione sembra presa dalla colonna sonora di Woodstock. Ma è solo l’ultimo acuto prima del rantolo finale. Pete, nel frattempo, ha gettato la sua Stratocaster per terra: quando ci cammina sopra con un ghigno alla Bart Simpson sono in molti a scommettere che la sua Fender abbia “pochi secondi di vita”. Ma, invece, la distruzione viene strozzata sul nascere. La band esce, le luci si abbassano, sul palco restano solo i due Who originali: “Quando ho iniziato a scrivere il nuovo album – sussurra Pete imbracciando l’acustica – gli Who erano in tre, ora siamo rimasti in due. Oggi sono cinque anni esatti che è morto John Entwistle. È ancora strano, per me, essere su un palco senza di lui. Spero solo che non si sia reincarnato in un ragno”. La battuta, ne siamo certi, è di quelle che avrebbero fatto ribaltare dalle risate il buon vecchio The Ox… Il duetto finale di Tea and theatre è un po’ come le coccole dopo l’orgasmo: sudato, quiet e pieno di feeling. E ha il potere di commuovere l’intera arena, che non fa troppo caso agli arpeggi a volte sghembi di Pete e alla voce roca e afona di Roger. I due si abbracciano, promettono di ritornare presto e, a malincuore, lasciano definitivamente il palco. La commozione è ancora nell’aria. Lo spettacolo è stato intenso, vibrante, professionale ma allo stesso tempo denso di passione. Ma i due Who sono palesemente stanchi: due anni di tour quasi ininterrotto hanno compromesso la voce di Roger, che al momento non è più in grado di reggere un concerto intero a livelli dignitosi. I balzi di Pete sono sempre più faticosi, e gli atterraggi sempre più malfermi. Il suo guitar playing è errabondo: in alcuni passaggi assolutamente sublime, a livelli mai toccati prima. In altri, però, il risultato è a volte non all’altezza. La sensazione, uscendo dall’arena circondati dai venditori di gadget - che offrono il loro materiale a prezzi stracciati - è che gli Who, sino ad oggi, hanno portato a termine la missione più difficile: evitare di trasformarsi in una caricatura di se stessi, pur non avendo mai avuto – sino all’anno scorso – del materiale nuovo da proporre. L’incantesimo, però, sembra sul punto di spezzarsi. L’età e la fatica si fanno davvero sentire. Si ha l’impressione che il tour del 2007 possa essere stato l’ultima occasione di vedere The Who dal vivo all’altezza della propria fama. Per questo il ricordo del concerto appena concluso è ancora più inestimabile. E i venditori di gadgets lo sanno benissimo. E ne approfittano: mi incammino verso la metropolitana trasportando una borsa piena di t-shirt acquistate compulsivamente dopo la fine dello spettacolo... LA SCALETTA DEL CONCERTO DI LONDRA
I Can't Explain The Seeker Anyway Anyhow Anywhere Fragments Who Are You Behind Blue Eyes Real Good Looking Boy Sound Round Pick Up The Peace Endless Wire We Got A Hit They Made My Dream Come True Mirror Door Baba O'Riley Drowned A Man In A Purple Dress The Real Me You Better You Bet My Generation Won't Get Fooled Again ENCORE: The Kids Are Alright Pinball Wizard Amazing Journey Sparks See Me Feel Me Tea And Theatre CARLO VERDONE INTERVISTA PETE TOWNSHEND AL CONCERTO DI VERONAIn edicola su Vanity Fair
C'era anche Carlo Verdone al concerto degli Who a Verona. L'attore e regista ha intervistato Pete Townshend per Vanity Fair. Trovate l'intervista sul forum italiano degli Who "The Who Italia" a questo indirizzo www.thewhoitalia.com/intervistaverdone.htm RECENSIONE WHO A VERONA:
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Substitutes prendono il nome da un vecchio hit-single degli Who e sono formati da musicisti veterani della scena reggiana, spinti da una folle passione per il british sound nato a cavallo tra gli anni '60 e '70 e dalla voglia di ricreare, anche attraverso una strumentazione d'epoca, un suono irripetibile. I Substitutes sono: Giampaolo Corradini, voce e chitarra; Matteo Bonacini, chitarra e voce; Luigi Tocci, basso e voce; Paolo Ovi, batteria.
I VIDEO DI YOU TUBE DEI MOMENTI SALIENTI DEL CONCERTO DEGLI WHO A VERONA
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